Rilassamente

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a cura della Dott.ssa Talenti Erica

"Crisi d'ansia.
Posso risolverle
con dei soli ansiolitici?"

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"Se avessi fatto quello, invece, che questo...

E se fossi andato là, anziché...
Adesso sarei...."

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o ai disturbi di personalità




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"Perché non posso smettere di rimuginare,
controllare, fare determinate azioni inutili
mettere in atto rituali che mi rassicurano?"


vai al disturbo ossessivo compulsivo
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"Quanti sensi di colpa...
Come posso uscirne?"


vai al disturbo dell'umore

















Perché rivolgermi ad uno psicologo?
Non posso farcela da solo?



Recenti studi dimostrano che dall’insorgere di un disagio psicologico alla richiesta di aiuto trascorra un lasso di tempo entro il quale il problema influisce percettibilmente nella conduzione della vita quotidiana, fino ad arrivare all’invalidazione di aree specifiche del vivere.

Possiamo definire il disagio psicologico come un problema di natura emotiva che si manifesta con profonda tensione, preoccupazione e che genera un grado di insoddisfazione del vivere, nelle sue attività ed interazioni, e nel viversi, ossia nella percezione, immaginazione, motivazione, pulsioni, e decisioni della persona. Tale stato non consente al soggetto di poter esplicare al meglio la propria personalità, ma manifesta il tentativo della persona di adattarsi alla realtà, o rappresenta un tipo estremo di ribellione a cui si ricorre quando prendere delle decisioni complesse di ri-equilibrio della propria personalità in rapporto col mondo, la comunità, la famiglia, l’altro da sé, diventano penose e insostenibili, o altamente improbabili.

Se nel caso di episodi psicotici, o ad un suo esordio, la richiesta d’aiuto psichiatrico é tempestiva da parte dei familiari della persona sofferente... Per i disturbi psicologici, non essendovi implicazioni limitanti o immediate nel contesto socio – familiare e nel lavoro, il soggetto tende a procrastinare la richiesta d’aiuto per lungo tempo.. Gran parte di queste persone vanno poi prima dal medico di base o vengono condotte verso l’intervento farmacologico, iniziando la lenta cronicizzazione di un disturbo risolvibile efficacemente con la Psicoterapia.

Riguardo gli psicofarmaci è importante specificare che essi possono essere considerati come coadiuvanti un lavoro psicoterapico ma non come un fattore primario per ottenere determinate modifiche nel comportamento esterno e/o interno la persona. L’assunzione di psicofarmaci può, in sostanza, facilitare ed accelerare la scomparsa di sintomi e perciò attenuare la modalità disfunzionale di esprimersi della persona ma non cambierà il tratto unico e irripetibile di personalità. Con l’intervento farmacologico la modifica del disturbo è, dunque, sintomatica e se questo è un presupposto nel contenimento di condotte gravemente disadeguanti verso se stessi, verso gli altri e verso l’ambiente in cui vivono le persone che soffrono di  patologie psichiche gravi, non corrisponde a una risposta risolutiva per i disagi psicologici sopra intesi.

La Consulenza Psicologica ha l'obiettivo primario di analizzare, chiarire e specificare il problema insorto.
Lo psicologo permette di conoscere meglio gli aspetti a noi latenti della nostra personalità, del nostro agire e del modo di reagire agli eventi della vita. Da qui, poi, idndividuando le distorsioni cognitive o le convinzioni erronee, o irrazionali date agli eventi, aiuta po a sostituirle con pensieri più razionali e obiettivi, che porteranno poi la persona a reagire e sentirsi più serena, sia sugli eventi accaduti che futuri.
Solo imparando modi di affrontare in tempo celere il nostro disagio... Ad affrontarlo, fronteggiarlo e superarlo potremmo stare meglio e stare bene, e dallo stato di ritrovato equilibrio psicologico prospettare progetti e percorsi, obiettivi, sempre più grandi e raggiungibili per la nostra persona e la vita che desideriamo.
Talvolta, il problema potrebbe essere dovuto a quello che abbiamo subito o che stiamo patendo per colpa di qualcun altro, ed allora qui il clinico insegnerà strategie più efficaci e non collusive di risoluzione del conflitto e di gestione della rabbia... Ci insegnerà a capire quali possano essere i nostri bisogni insoddisfatti o le frustrazioni generanti uno stato di umore pessimo... E apprendendo a soddisfarli meglio, con modalità più sane e funzionali, o ad esprimerli e comunicarli in  una maniera più assertiva aumenterà il grado di soddisfazione in noi stessi, la nostra autostima e la fiducia nei rapporti interpersonali intrapresi o futuri.
Qualsiasi sia la soluzione al disagio di cui la persona soffre, essa viene proposta dallo psicologo e non imposta. Il vaglio delle alternative con l’analisi dei vantaggi ma anche con l’analisi decisionale delle conseguenze più spiacevoli, consente alla persona di decidere con i suoi tempi sul da farsi. Questa é una delle peculiarità che contraddistinguono deontologicamente l’agire terapeutico dello psicologo, dove la relazione d'aiuto é volta unicamente alla risoluzione e superamento della sofferenza del soggetto e all'accrescimento del suo benessere, senza l'utilizzo di strategie suggestive o manipolative per convincerla su qualcosa che ancora non ha compreso o non ha intenzione di attuare...
Una trasmissione di educazione al benessere psicologico, ascoltando e mettendo in evidenza le risorse e le capacità risolutive che abbiamo sopite in noi stessi.
Scegliere di intraprendere e percorrere un percorso terapeutico psicologico è un atto di fiducia in noi stessi e nella nostra capacità di integrazione mente-corpo, e di discernere tra ciò che é buono o no per noi stessi. Il tentativo di portare avanti tale percorso solo per far piacere al nostro partner, ad un genitore, ad un amico... Risulterebbe vano, poiché privo della motivazione adatta per poter esser soddisfatti poi dei risultati, dagli sforzi, messi in atto per cambiare. Talvolta si ha paura di che cosa possa succedere, del dopo, delle sue conseguenze su di noi, o sul nostro sistema di vita... Ma é per migliorare la qualità della vita che uno richiede tale consulenza, e come tutte le grandi vittorie e i grandi risultati, il senso di terrore e l'incertezza, può far parte del percorso, e da questo non ci si può far fermare.





 
 


E' amore????


Qual'è la differenza tra
dipendenza affettiva e non?!?


Potresti prendere in considerazione la possibilità
e/o la necessità di rivolgerti ad uno psicologo
se:


- Non riesci a fermare il flusso dei tuoi pensieri...
           
- Il lavoro, le preoccupazioni, la paura di perdere una persona cara,
 o una cosa per te importante… Ti danno il tomento..

- Ti piacerebbe essere sempre di più di quello che sei,
 fare sempre di più di quello che fai...
                                          
-  Soffri di emicranie, dimenticanze, insonnia..

- Ti dicono che il cliente ha sempre ragione, ma pare che la voglia anche sempre il capo.

- Non riesci ad esprimere e a far capire i tuoi desideri...   

- Usi ansiolitici o antidepressivi..
 e non ne puopi più fare ameno..    

- Hai dei dubbi sulla scelta del partner...
 E temi che i vostri sentimenti possano essere cambiati...

- Vorresti realizzare i tuoi desideri, progetti,
 ma ti manca la motivazione adatta..

- Sei un giocatore d'azzardo compulsivo e non riesci più a fermarti..

- Problemi di coppia! Non riuscite più ad avere la stessa intesa..

- Hai paura degli insetti, dell’aereo, di volare..

- devi controllare più e più volte di aver chiuso il gas, la macchina,
o di aver lasciato tutto in ordine in casa prima di uscire...
Fino a tardare al lavoro o agli appuntamenti..

- Non sai che cosa sia per te la vera felicità,
 la tua più intima realizzazione..
 O non sai come raggiungerla...

- Sei sempre malato..

- Hai spesso attacchi di mal di pancia, gastriti, tensione e contratture..
 E non sai bene da dove arrivino ed il perché..

- Ti senti a disagio in mezzo agli altri..

-  Hai la sensazione di soffocare.. Ed avuto un attacco di panico e temi possa ricapitare...

- Hai conosciuto un’altra, un altro, e non sai che fare...

- Hai avuto una scappatella, hai tradito, vorresti tradire..
 O non riesci a smettere di farlo..
  O Ti ha sorpreso, ed ora sei nei guai...

- Non riesci ad esprimere la tua opinione ed ingoi sempre il rospo..
                                          
- Non ce la fai proprio più, e vorresti trovare dei metodi efficaci per allentare lo stress
 e rigenerarti in un batter d’occhio..

- Non riesci a portare tuo figlio dal dentista,
perché ne é terrorizzato...   

- La tua bambina ha difficoltà a staccarsi da te,
e l'inserimento alla scuola materna risulta difficoltoso...

- Tuo figlio ha difficoltà di calcolo, é iperattivo
 o la vuole sempre vinta...

- Hai problemi con l’allattamento.. Una depressione post-partum..

- Non hai potuto tenerlo.. O non ne puoi averne..

- Pregiudizi, discriminazioni ti circondano perché hai un parente disabile..
 E vi sono molte barriere psicologiche da superare oltre le architettoniche...




 
 
 

"Perché mi arrabbio sempre
e non riesco a controllarmi?"

"Il problema è suo e non mio...
Aspetto, dunque, che passi?"

"Faccio tanto per tutti e nessuno lo riconosce...
Perché?"


Che cos'é un disagio psicologico?


La condizione di Benessere Mentale è quella in cui si vive quando esiste un buon livello di soddisfazione dei bisogni, insieme con una soddisfacente qualità della vita.
Equilibrio, serenità, tranquillità, accettazione, curiosità e spirito di iniziativa, contraddistinguono tale condizione. E' bene tenere presente che, insieme alla condizione di benessere, una quota di disagio è parte integrante di ogni esistenza e sta alle risorse e capacità dell’individuo affrontare le varie vicissitudini della vita. Tensione, frustrazione, aggressività o tristezza caratterizzano questa condizione, senza tuttavia che si instauri alcun sintomo specifico. E' contraddistinto da una vastissima gamma di sentimenti (molti inerenti il versante depressivo dell'umore) di insicurezza, di paura e di perdita della normale interazione con la realtà. La qualità e l'intensità di questi sentimenti sono variamente rappresentati nel disagio psichico in rapporto al tipo e alla gravità della patologia psichiatrica a quello sottesa. Possiamo descrivere il "disagio psicologico" come una mancata sintonia con noi stessi (i nostri bisogni, desideri) e con l'ambiente. Sentiamo che stiamo attraversando un momento di confusione e, in generale, di crisi. Momenti in cui emergono le difficoltà di rapporto con i familiari, la necessità di compiere scelte, la necessità di mettere alla prova se stessi, e che non si ha la forza di affrontare. I punti di riferimento a cui prima eravamo abituati non sono più validi, quindi dobbiamo rivederli per modificarli o per crearne di nuovi. Quando la tristezza o l'ansia sono così forti da togliere gran parte delle energie, tanto che andare a scuola o al lavoro, occuparsi della casa, uscire con gli amici, diventano impegni che richiedono uno sforzo enorme, allora abbiamo lasciato il campo del disagio per entrare nel disturbo psicologico che, in quanto tale, deve essere affrontato sul piano terapeutico con uno specialista (psicoterapeuta o psichiatra). Il disagio può essere quindi uno step precedente al disturbo.

Il disagio psicologico si manifesta spesso con: il disinteresse per attività prima piacevoli, uno stato di maggiore affaticamento, chiusura in sé stessi, disturbi del sonno, riduzione dell'attività sessuale, dell'appetito, interrogativi sul significato della vita, una maggiore passività.


I Fattori di Rischio che possono mettere a dura prova l'equilibrio psicologico di una persona e la sua salute possono essere: eventi stressanti particolari, condizioni tendenzialmente stabili di stress,tra cui  gli spazi fisici non soddisfacenti, deprivazione di stimoli ambientali, momenti critici del ciclo vitale, situazioni particolarmente significative infauste,eventi negativi, quali il licenziamento dal lavoro, difficoltà con suoceri o cognati,un incidente, sovraccarico di impegno per assistenza a un familiare anziano, ma anche evnti positivi, ad es. l'inizio di lavoro del coniuge, l'arrivo delle ferie, l'inizio di un nuovo lavoro, il matrimonio


Quando una persona attraversa un periodo fortemente stressante, o non riesce a far fronte al disagio psicologico causato da un evento negativo o una stato di malessere intrapersonale, vengono meno:

- l’adattamento (coping), ossia l’abilità di un individuo o di un gruppo di far fronte a richieste provenienti dall’ambiente attivando delle risposte adattative;
- l’auto-efficacia (Self-efficacy), ossia la convinzione di un individuo di essere in grado di modificare la propria esperienza attraverso il controllo dell’ambiente circostante;
- il luogo del controllo (Locus of control), ossia il processo di attribuzione secondo cui la spiegazione di eventi positivi o negativi viene ricondotta a variabili relative al sé, su cui un individuo può esercitare un controllo attivo (luogo del controllo interno), oppure a variabili relative a altre persone, alle circostanze o al fato, che non sono soggette al controllo dell’individuo (luogo del controllo esterno);
- resistenza allo stress, ossia la capacità di un individuo di far fronte a richieste adattative maggiori rispetto ai livelli abituali.


Un sostegno emotivo significativo e profondo, con informazioni e consigli, con aiuti materiali, offerto da almeno una persona di riferimento, dalla possibilità di contare su esperienze positive, di affidarsi ad una rete sociale allargata; a rapporti quotidiani con familiari, amici, colleghi di lavoro o l'appartenenza a gruppi religiosi, politici, scolastici o di altro genere, possono svolgere una funzione protettiva davvero importante.

I fattori protettivi impediscono ad una condizione di disagio di precipitare in condizione di disturbo, dandoci poi la possibilità dì recuperare uno stato di benessere. Tali variabili "di resistenza allo stress" possono essere, in misura soggettiva, acquisiti e potenziati, concorendo al rafforzamento dell'atteggiamento positivo che un individuo ha verso se stesso e alla sua capacità di realizzare una solida rete di relazioni sociali. Sono, dunque, caratteristiche comuni alle persone "resilienti": l'autostima, il senso di efficacia personale, la fiducia in se stessi, il senso di potere esercitare un controllo su quanto accade, il riuscire a pianificare le scelte della propria vita, il perseguire degli obiettivi. La scuola può promuovere resilienza andando a favorire lo sviluppo del senso di competenza personale, l'autostima, il senso di appartenenza, la fiducia in se stessi e negli altri, il senso di utilità, la cooperazione. Quindi la scuola come ambiente, come contesto per creare fiducia, ma anche ambiente che dà fiducia, sicurezza, affidabilità.







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